L’omicidio della ragazza del lago

By novembre 21, 2017blog
La ragazza del lago omicidio

Arresto Marco Di Muro

Federica la notte di Halloween di cinque anni fa, aveva 16 anni e uscì di casa senza paura; perché averne? Del resto doveva incontrare Marco, il suo fidanzato e non una persona a lei sconosciuta.

Halloween non è una festa come le altre ma la notte della tregua tra i vivi e morti, possiamo ballare con i fantasmi, fare amicizia con un vampiro ed innamorarci di una strega.

Se pensate che Halloween sia una festa pagana e che festeggiandola finirete all’inferno sappiate che state sbagliando – è la notte del capodanno celtico, ma come per il Natale e la Pasqua, la religione cattolica ha assorbito le feste precedenti santificandole; in realtà siamo stati noi europei ad esportare la festa di Ognissanti in America solo che da noi, soprattutto nelle campagne del Nord Italia non si intagliavano le zucche ma le rape che per quella occasione venivano appese con la candela all’interno per tenere lontani gli spiriti maligni e guidare quelli buoni, una prassi questa che accadeva prima che gli Stati Uniti fossero fondati.

A 16 anni Halloween in Italia è una scusa per caricare il trucco, scoprire le gambe con un paio di calze bucate ed uscire di casa con quel cappello che non metteresti mai, né di giorno né di notte –tutto sommato, un nobile pretesto per incontrare quella parte irrazionale che è dentro di te e che non ha il coraggio di uscire senza quel cappellaccio da strega in testa – ma Federica il cappello anche quella sera non se lo era messo.

Quando è uscita di casa sembrava una sera come tutte le altre, i lupi e le civette che in quella notte, nella sua anima da qualche parte sicuramente stavano dando l’allarme, lei non li aveva sentiti – Anche quel suo fidanzatino vestito di bianco la notte in cui tutto è buio e nero, era un presagio negativo, un segnale che non aveva captato, del resto ci vuole l’esperienza degli errori e gli anni della vita per riconoscere un’anima nera dentro un abito bianco.

E così Federica è uscita, senza paura e senza immaginare che quello era l’ultimo segnale d’allarme che la sua breve vita le stava lanciando.

Formello è un paese di 300.000 abitanti situato nella campagna romana e credo che sia piacevole viverci – ha un bellissimo centro storico medievale, si organizzano sacre e rassegne culturali ed è circondato dal parco regionale di Veglio. Per uno della mia età, il posto ideale per starsene tranquilli e respirare aria buona, per un ventenne probabilmente una galera da cui scappare.

Marco Di Muro era uno di quelli che voleva fuggire. Lavorava come barista, aveva pochi amici e la maggior parte delle persone che oggi parlano di lui, lo definiscono antipatico e scontroso, nessuno spende una parola in sua difesa e qualcuno a parlarne sembra essere intimorito.

A Marco piaceva il cocktail Blue Angel che sapeva preparare alla perfezione, guidava una utilitaria, si faceva le canne come molti altri suoi coetanei ed aveva le idee ben precise su come deve essere una donna, la sua donna. Obbediente, modesta e casta – forse per questo ne ha cercata una più giovane di lui, di buon carattere – si chiamava Federica Mangiapelo, aveva 16 anni e quando ha incontrato Marco alla fine del 2011, per lei è cominciato il calvario durato 11 mesi e terminato la notte di Halloween.

Capelli biondi, lunghi e lisci naturali ovvero il sogno di ogni ragazza, occhi luccicanti truccati di nero per evidenziarne l’azzurro quasi blu come quello del lago di Bracciano situato nelle vicinanze di Anguillara, Dove Federica era nata e viveva con il papà.

All’inizio era una storia come tutte le altre, Marco si era presentato in casa come essere un bravo ragazzo, certo, c’era una differenza di età di circa sei anni che però sembrava irrilevante per il loro rapporto – insomma, nulla poteva far presagire al peggio.

Negli ultimi tre mesi però, Marco aveva cambiato modo di fare e iniziò a controllare i movimenti della ragazza manifestando gelosia ossessiva che rasentava la follia.

Ad Anguillara quella notte piove, una pioggerellina sottile di quelle che ti spingono nell’anima la malinconia, ma non è malinconia quella di Marco.

Quella di Marco è rabbia, la rabbia che ti arriva dalla gelosia mentre la confondi con l’amore…è una notte confusa quella notte, in cui due ragazzi che pensano di amarsi si affacciano sulla riva del lago. Mentre scendono nella penombra uggiosa e senza luna si accende una luce di un cellulare –  È un messaggio, un WhatsApp o qualcosa del genere – qualcuno dall’altra parte del lago ha trovato poche parole per un semplice saluto “Ciao Ke fai?”.

Niente di personale, niente di importante, ma per la mente di Marco lanciata all’inseguimento dei fantasmi – la luce di quel cellulare è un lampo di terrore che illumina la notte buia.

È confuso Marco ed ora è confusa anche Federica – un minuto prima passeggiavano spensierati mano nella mano mentre ora che sono in riva al lago di Bracciano, vedono le loro scarpe immerse nel fango e quel mondo che a loro pareva perfetto distrutto in un attimo, l’attimo in qui uno schiaffo sordo arrivò dalla mano che Federica aveva fino a poco prima stretto ed accarezzato, e ora Federica ha paura e senza saperlo sta contando i suoi ultimi respiri.

Nulla e nessuno potè allungare il futuro di quella ragazza che nella notte delle streghe incontrò un destino crudele.

La poveretta venne ritrovata morta la mattina successiva. Marco certo dell’assenza di testimoni, tentò in ogni modo di sviare gli investigatori depistandoli con una versione dei fatti che però lasciava molti dubbi.

Solo dopo qualche settimana l’autopsia diede la svolta alle indagini e Marco confessò l’omicidio – “ho provato a spogliarla ma lei si dimenava e allora ho spinto il suo viso tra la battigia e l’acqua del lago”.

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