Il fai da te e le sue conseguenze…

Quando ti rivolgi ad un professionista per un servizio, vuol dire che tu non lo sai fare
Quando paghi un idraulico per sostituire il tubo della cucina che perde significa che tu non sei in grado di farlo, lo fa quindi un professionista.

Quando ti rivolgi alla mia agenzia investigativa per affidarmi un incarico, ti stai avvalendo di un team di investigatori privati professionisti, che per vocazione e dedizione svolgono un lavoro che tu non puoi e non sai fare.

Se un muratore o un avvocato hanno un listino prezzi, anche chi fa un lavoro importante come il mio ne avrà uno, e… a maggior ragione, questo sarà stimato sulla base dell’esperienza acquisita nel corso della sua carriera professionale e dalle sue competenze tecniche.
La parcella che paghi è stabilità dagli anni di investimento che l’investigatore privato avrà speso con tanti sacrifici, nell’aggiornarsi, nel mettersi in discussione, nell’apprendere e nell’investire in strumenti che davvero lo differenziano da altri i quali, il più delle volte, assecondano le tue richieste proponendoti soluzioni sbagliate, da te già dedotte.
La fiducia è merce rara e va valutata sulla base di fatti e non di parole.

Molte persone credono che l’investigazione privata sia un lavoro semplice da eseguire e che improvvisandosi investigatori privati, con poco tempo e pochi soldi si posso ottenere ottimi risultati…bene si sbagliano di grosso!

In tantissimi anni di esperienza ho affrontato casi che normalmente eseguo con molta semplicità, diventati assai complessi e di difficile svolgimento a causa dell’intervento sbagliato di altri soggetti (investigatori improvvisati, abusivi o comunque persone non competenti) intervenuti prima di me.

Voglio in oltre ricordare alle persone che intendono investigare con il il metodo “fai da te”, che la legge vieta qualsiasi attività investigativa non autorizzata e che comunque, dietro alle attività investigative si celano mille trappole legali relative alla privacy e non solo, mi spiego meglio:

– Se la sig.ra Maria Rossi segue il proprio marito, sig. Bianchi durante la propria giornata e si fa scoprire, quest’ultimo potrebbe ritenere tale comportamento persecutorio e quindi dare adito ad un eventuale querela per molestie o stalking;

– Se la sig.ra Maria Rossi legge la posta del rispettivo marito, incorre nel reato previsto dall’Art. 616 del codice penale, il quale tutela la segretezza della corrispondenza;

– Se la sig.ra Maria Rossi sottrae il cellulare del marito per leggere i messaggi sms o sbirciare tra i suoi contatti, potrebbe incorrere nel realto di rapina e violazione della privacy;

– Se la sig.ra Maria Rossi intercetta il cellulare del rispettivo coniuge, incorre nel reato previsto dall’Art. 615 bis. Interferenze illecite nella vita privata, Art. 617-bis Installazione di apparecchiature atte ad intercettare od impedire comunicazioni o conversazioni telegrafiche o telefoniche, Art. 617Cognizione, interruzione o impedimento illeciti di comunicazioni o conversazioni telegrafiche o telefoniche ;

– Se la sig.ra Maria Rossi decide di accedere all’interno del profilo Facebook del marito, Sig. Bianchi, incorre nel reato di accesso abusivo a sistema informatico e violazione della corrispondenza e della privacy.

 l’investigatore privato: una professione

L’investigatore privato autorizzato dalla Prefettura territoriale,  per svolgere investigazioni private, aziendali e per la difesa penale, deve possedere i requisiti morali, professionali e di capacità tecnica previsti dal DM 269/2010.

Per quanto riguarda l’investigatore privato dipendente dell’agenzia investigativa anch’esso deve possedere i requisiti morali, professionali e di capacità tecnica previsti dal DM 269/2010 e deve attenersi ai limiti operativi previsti dall’ex art. 134 del T.U.L.P.S.

Il collaboratore investigativo (C.I.I.E collaboratore incarichi investigativi elementari) è una figura professionale importantissima per le indagini ed è subordinato direttamente dal Titolare dell’istituto; di regola devono essere segnalati alla Questura al fine di permettere alla Polizia Amministrativa di verificare che persistono le condizioni di affidabilità previste dalla legge all’art. 11 del TULPS, la stessa comunicazione viene fatta anche per il personale con la qualifica di Investigatore privato Dipendente.

Detto ciò, chi svolge investigazioni  FAI DA TE, commette reato, tanto che, il materiale prodotto da un investigazione abusiva, non può essere in alcun modo utilizzato in tribunale ed in presenza di gravi violazioni della privacy, il Giudice potrebbe anche procedere con dununce penali.

Ecco perché bisogna rivolgersi ad un professionista del settore investigativo che, a Roma come altrove, si può certamente individuare attraverso il sito internet della Federpol (il maggiore organismo di categoria), visto che chi è iscritto in quell’elenco è dotato certamente di tutte le autorizzazioni richieste per legge.
Concludo con: senza licenza (titolo di Polizia) rilasciato dalla Prefettura, svolgendo attività Investigativa FAI DA TE si può incorrere a denuncia per esercizio abusivo di una professione art 348 cp, violazione della privacy e qualsiasi altro reato che l’Autorità Giudiziaria ravvisa.

La cronaca…

Spiava la moglie con una microcamera nel televisore: arrestato per stalking

Torino – I Carabinieri della Stazione di Riva Presso Chieri (Torino), hanno arrestato un uomo accusato di aver spiato per molti mesi la moglie, perseguitandola ed importunandola. A suo carico sono stati presentati diversi capi di accusa tra i quali: interferenza illecita nella vita privata e stalking.

Spia i messaggi della moglie e finisce a processo

Un uomo è stato denunciato per il reato di accesso abusivo ad un sistema informatico e telematico.
Il bassanese di 47 anni, si sarebbe procurato la password per accedere al pc di casa, con cui la moglie si interfacciava sui social.
Scoperto l’infedeltà, nei mesi successivi, l’uomo avrebbe utilizzato alcuni messaggi di whatsapp in tribunale, nella causa di separazione, per comprovare il tradimento ed addebitare la colpa del fallimento matrimoniale alla moglie; il Giudice invece gli ha rifilato il ben servito; non ha accolto la “prova” e lo ha denunciato alla Procura della Repubblica.

Mette una software spia su cellulare della moglie, condannato marito

La Cassazione ha condannato il Sig. Antonio V., 57 anni, per violato l’art. 617 bis del codice penale, installando nel cellulare della rispettiva moglie, Luisa M., uno software spia atto ad intercettarne le comunicazioni telefoniche. Inutile le arringhe della difesa.

Ex poliziotto Spiava i dipendenti di alcune aziende: arrestato con il complice

BRINDISI – Avrebbero svolto, abusivamente, indagini a carico dei dipendenti di alcune imprese locali, senza essere in possesso delle autorizzazioni previste dalla legge.
Così gli agenti della Polizia Amministrativa e della Squadra Mobile hanno tratto in arresto due uomini, Antonio Carrozzo (ex poliziotto) e Angelo D’alo’ (recentemente condannato per truffa).

Intercettazioni abusive: arrestati 17 investigatori privati

ROMA – Intercettazioni illegali, accesso abusivo a sistemi informatici, installazione di software spia per intercettare: sono questi i capi di accusa che vedono coinvolte 17 persone, tra amministratori e c.i.i.e. di alcune agenzie investigative di Roma.